Contrassegni fiscali: la Corte UE boccia i limiti territoriali

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Con sentenza resa in C-322/25, emessa su rinvio del giudice portoghese, la Corte UE è stata chiamata ad interpretare l’art. 21, par. 2, c. 2, della Direttiva 92/12/CEE, in tema di apposizione di contrassegni fiscali di riconoscimento utilizzati per i prodotti destinati ad essere immessi in consumo all’interno del territorio di uno Stato membro, concludendo per la contrarietà alla norma unionale della norma portoghese che riconosceva in via automatica la giustificazione della distruzione, entro il limite del 2%, dei contrassegni fiscali utilizzati annualmente nel processo di fabbricazione dei prodotti soggetti ad accisa, ma soltanto quando tale distruzione avveniva in un deposito situato nel territorio nazionale, con esclusione delle distruzioni avvenute in un altro Stato membro. La Corte, in sostanza, ha ritenuto che un simile meccanismo, pur essendo astrattamente consentito dal diritto unionale in quanto diretto a disciplinare le modalità di prova della distruzione dei contrassegni fiscali e a prevenire frodi, evasione o abusi, non può essere configurato in modo territorialmente discriminatorio, poiché così facendo introduce, in un settore armonizzato come quello delle accise, un ostacolo alla libera circolazione dei prodotti soggetti ad accisa e dissuade gli operatori dal ricorrere a lavorazioni o servizi in altri Stati membri….

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Depositi fiscali e accise: limiti e proporzionalità secondo la Corte UE